
“Branca dell’architettura che opera nell’ambiente del rispetto naturale, privilegiando l’impiego di materiali e di tecniche che consentono il risparmio energetico, non inquinanti e non nocive per la salute dell’uomo” (Sapere.it) è la definizione specifica del concetto di bioarchitettura che più in generale viene integrato al termine biotecnologia (insieme delle tecnologie ecologicamente sostenibili che lavorano con e non contro l’ambiente). Entrambe le formule, chiaramente correlate etimologicamente, sono esplicative di una moderna corrente di pensiero, sorta con l’intento di ovviare all’irreversibile spreco delle risorse.
A mio avviso, non è idoneo anteporre l’accezione “bio” in relazione al concetto di architettura, poichè è l’Architettura in quanto tale, che racchiude in sè l’obiettivo, nonché necessità, di asservire al miglioramento della qualità della vita (in greco VITA = BIOS).
La città, fatta di edifici e di spazi aperti tra il costruito, rispecchia gran parte del nostro intendere la civiltà e la società, composta da una moltitudine di unità minori: la casa che rappresenta l’istinto primordiale di trovare riparo dalle forze ostili della natura, nel quale ci rifugiamo per gran parte della nostra esistenza.
Dunque, pur considerando ridondante bio-architettura, ritengo pertinente preporre tale prefisso relazionandolo alla tecnologia, al servizio dell’Architettura.
Un “vero” architetto è consapevole che nel momento in cui affronta un progetto dovrà prendere in considerazione alcuni elementi imprescindibili dal proprio compito di professionista che offre il proprio lavoro in adempimento alla natura e all’ambiente in cui si inserisce l’intervento.
Ciò vuol dire che l’ Architettura sa riconoscere i legami con il complesso campo di forze ambientali costituito dai i ritmi e i percorsi del sole, dal vento, dall’ acqua, dalla terra, dalla vegetazione, e dall’ ambiente artificiale circostante; più semplicemente è in grado di leggere i “caratteri ambientali” dell’ ecosistema preesistente e relazionare il risultato alle condizioni del luogo.
Nelle opere di nuova generazione è fondamentale non solo l’indagine conoscitiva di tutto il contesto ambientale (esterno ed interno), ma anche l’applicazione delle prestazioni del sistema tecnologico e la ricerca di soluzioni climaticamente compatibili ed energicamente non disperdenti.
È’ quindi importante che l’insieme delle tecnologie innovative al servizio dell’Architettura siano adoperate in maniera equilibrata e non provocatoria.
L’Architettura è sempre contro natura?
“Branca dell’architettura che opera nell’ambiente del rispetto naturale, privilegiando l’impiego di materiali e di tecniche che consentono il risparmio energetico, non inquinanti e non nocive per la salute dell’uomo” (Sapere.it) è la definizione specifica del concetto di bioarchitettura che più in generale viene integrato al termine biotecnologia (insieme delle tecnologie ecologicamente sostenibili che lavorano con e non contro l’ambiente). Entrambe le formule, chiaramente correlate etimologicamente, sono esplicative di una moderna corrente di pensiero, sorta con l’intento di ovviare all’irreversibile spreco delle risorse.
A mio avviso, non è idoneo anteporre l’accezione “bio” in relazione al concetto di architettura, poichè è l’Architettura in quanto tale, che racchiude in sè l’obiettivo, nonché necessità, di asservire al miglioramento della qualità della vita (in greco VITA = BIOS).
La città, fatta di edifici e di spazi aperti tra il costruito, rispecchia gran parte del nostro intendere la civiltà e la società, composta da una moltitudine di unità minori: la casa che rappresenta l’istinto primordiale di trovare riparo dalle forze ostili della natura, nel quale ci rifugiamo per gran parte della nostra esistenza.
Dunque, pur considerando ridondante bio-architettura, ritengo pertinente preporre tale prefisso relazionandolo alla tecnologia, al servizio dell’Architettura.
Un “vero” architetto è consapevole che nel momento in cui affronta un progetto dovrà prendere in considerazione alcuni elementi imprescindibili dal proprio compito di professionista che offre il proprio lavoro in adempimento alla natura e all’ambiente in cui si inserisce l’intervento.
Ciò vuol dire che l’ Architettura sa riconoscere i legami con il complesso campo di forze ambientali costituito dai i ritmi e i percorsi del sole, dal vento, dall’ acqua, dalla terra, dalla vegetazione, e dall’ ambiente artificiale circostante; più semplicemente è in grado di leggere i “caratteri ambientali” dell’ ecosistema preesistente e relazionare il risultato alle condizioni del luogo.
Nelle opere di nuova generazione è fondamentale non solo l’indagine conoscitiva di tutto il contesto ambientale (esterno ed interno), ma anche l’applicazione delle prestazioni del sistema tecnologico e la ricerca di soluzioni climaticamente compatibili ed energicamente non disperdenti.
È’ quindi importante che l’insieme delle tecnologie innovative al servizio dell’Architettura siano adoperate in maniera equilibrata e non provocatoria.